Piena occupazione: tendenze strutturali e ridotto impatto dei governi
Negli ultimi anni, l’Italia ha registrato un miglioramento significativo nel mercato del lavoro: il tasso di disoccupazione è in costante diminuzione e il numero di occupati è in crescita. Tuttavia, attribuire questo progresso esclusivamente all’operato dei governi di turno è una semplificazione che ignora le dinamiche strutturali del mercato del lavoro, le tendenze demografiche e i mutamenti globali.
Secondo l’ISTAT, nel settembre 2024 il tasso di disoccupazione è sceso al 6,1%, uno dei più bassi degli ultimi decenni, con un incremento di 301.000 occupati rispetto all’anno precedente. Questi dati positivi non sono legati a riforme straordinarie o a politiche specifiche degli ultimi governi, ma a dinamiche strutturali più profonde:
Il concetto di come il minor numero di lavoratori influisce sulle percentuali di occupati e disoccupati si basa su come vengono calcolati questi indicatori e su come la forza lavoro totale (composta da occupati e disoccupati) interagisce con le dinamiche demografiche ed economiche. Ecco una spiegazione dettagliata:
La forza lavoro è composta da:
Chi non rientra nella forza lavoro è considerato inattivo, cioè chi, per esempio, non cerca lavoro (studenti, pensionati, persone scoraggiate).
In Italia, la forza lavoro sta diminuendo per due motivi principali:
Quando la forza lavoro si riduce, il numero totale di persone su cui si calcolano le percentuali di occupati e disoccupati diminuisce.
Il tasso di occupazione è la percentuale di occupati sulla popolazione in età lavorativa. Con meno persone nella forza lavoro:
Ad esempio:
Il tasso di disoccupazione è la percentuale di disoccupati sulla forza lavoro. Con meno persone disponibili al lavoro:
Ad esempio:
In Italia, stiamo osservando questa combinazione di fattori:
Un altro fattore che ha contribuito all’aumento degli occupati e alla diminuzione dei disoccupati è la riduzione del lavoro nero. Secondo l’ISTAT, nel 2021 il numero di lavoratori irregolari è stato di circa 2,99 milioni, con un aumento di 73.000 unità rispetto al 2020. Tuttavia, l’incidenza del lavoro irregolare sul totale dell’occupazione è diminuita in tutti i settori di attività, soprattutto nell’agricoltura e nelle costruzioni, dove resta comunque significativa la presenza di lavoratori irregolari.
L’idea che il calo della disoccupazione e l’aumento degli occupati siano dirette conseguenze di politiche governative è poco convincente per diversi motivi:
Attribuire al governo di turno i miglioramenti del mercato del lavoro è una semplificazione. Per esempio:
L’attuale riduzione della disoccupazione e l’aumento degli occupati sono fenomeni guidati principalmente da tendenze strutturali: carenza di manodopera, cambiamenti demografici e ripresa economica post-pandemica. Il calo demografico destinato ad accentuare i suoi effetti nel mercato del lavoro nei prossimi anni è la vera motivazione per la quale siamo destinati alla piena occupazione e non è merito di nessuno.
L’influenza diretta dei governi su queste dinamiche è limitata, nonostante alcuni esponenti politici tentino di accreditarsene il merito.
Riconoscere la complessità del mercato del lavoro è essenziale per evitare facili attribuzioni di successo e per comprendere come affrontare le sfide future, come l’invecchiamento della popolazione e il miglioramento della produttività.
Appassionato di lettura di testi storici, in particolare di storia moderna, lettore accanito di notizie, quotidiani. Attento alla citazione di fonti attendibili, nemico di Fakenews e Analfabetismo Funzionale.
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