Il tema dell’immigrazione, la sua gestione, la criminalità ad essa associata e la percezione del pericolo da parte della popolazione sono argomenti complessi, spesso trattati con superficialità o distorsioni mediatiche che portano le persona a farsi un idea totalmente distorta della realtà, sono sempre i numeri ad aver ragione e sotto questo punti di vista sono impietosi.
Uno dei timori più diffusi nelle società che accolgono flussi migratori è l’idea che un aumento dell’immigrazione conduca a un incremento della criminalità. Tuttavia, la relazione tra immigrazione e criminalità non è lineare né automatica tanto che i crimini gravi sono in diminuzione quasi costante da oltre 30 anni nonostante la popolazione straniere sia passata da 0 a quasi il 9% della popolazione. Molti studi sociologici hanno dimostrato che non esiste una correlazione diretta tra l’aumento della popolazione immigrata e l’aumento della criminalità. Ad esempio, il 72% degli autori di violenze sessuali in Italia è italiano, mentre solo il 28% è di origine straniera, smentendo la convinzione diffusa che la criminalità sessuale sia prevalentemente legata all’immigrazione(Osservatorio Diritti)(Alley Oop).
Spesso, quando l’immigrazione non è gestita adeguatamente, si creano situazioni di marginalizzazione ed esclusione sociale, che possono favorire lo sviluppo di fenomeni criminali, indipendentemente dalla nazionalità. L’integrazione è quindi un elemento chiave per ridurre il rischio di comportamenti antisociali o criminali, anche tra le popolazioni immigrate. In contesti di esclusione, come quelli legati a difficoltà di accesso all’istruzione, al lavoro e ai servizi sociali, è più probabile che le persone, siano esse migranti o autoctoni, siano esposte a situazioni di vulnerabilità che potrebbero sfociare in comportamenti criminali.
E già 30 anni fa quando non c’erano gli immigrati eravamo tranquilli, non c’era nessun pericolo o forse solo siamo invidiosi nell’aver perso la supremazia criminale oggi apparentemente a favore delle comunità straniere (falso anche questo del resto)…
Negli anni ’70, l’Italia ha vissuto un periodo noto come “Anni di Piombo”, caratterizzato da violenza politica, terrorismo e criminalità organizzata. Durante questo decennio, numerosi gruppi armati, bande e individui hanno lasciato un’impronta indelebile sulla storia del paese. Qui un elenco dettagliato dei principali criminali, terroristi e bande attive in quegli anni dove si era sensato aver paura di uscire la sera:
Le Brigate Rosse furono il gruppo più noto di estrema sinistra, impegnato in un terrorismo di matrice marxista-leninista. Sono ricordate per il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro nel 1978 e per oltre 80 omicidi perpetrati in quel periodo. Tra i membri di rilievo:
Un altro gruppo di estrema sinistra, con ideologie simili a quelle delle BR. Fu protagonista di numerosi omicidi e attacchi con circa 20 omicidi.
Un gruppo meno conosciuto ma significativo nella lotta armata. Si distinse per l’assassinio del commissario Luigi Calabresi nel 1972, un evento legato anche al caso Pinelli.
Questo gruppo nacque nelle carceri italiane e portò avanti azioni violente di natura rivoluzionaria con oltre 10 omicidi. Uno dei membri più noti fu:
Movimento politico e sociale di estrema sinistra che forniva supporto ideologico e logistico a gruppi armati come Prima Linea e le BR.
Anche l’estrema destra fu responsabile di numerose azioni terroristiche negli anni ’70, spesso legate a gruppi neofascisti con oltre 30 omicidi. Gli attentati di destra puntavano a destabilizzare il paese per favorire un colpo di stato autoritario.
Nel complesso, solo negli anni ’80, si stima che la mafia siciliana abbia ucciso oltre 1.000 persone, con molti omicidi che si concentrarono nelle faide interne tra le famiglie mafiose e tra mafiosi e rappresentanti dello Stato. Questo numero comprende non solo vittime di alto profilo come magistrati, giornalisti e politici, ma anche persone comuni, vittime di regolamenti di conti o omicidi per garantire il silenzio (come nel caso dei testimoni).
Questa famigerata organizzazione criminale romana iniziò la sua ascesa verso la fine degli anni ’70, diventando protagonista del crimine organizzato nella capitale, con collegamenti con la politica, la mafia e il Vaticano.
Il “Mostro di Udine” è il nome attribuito a un misterioso assassino seriale che ha terrorizzato la città di Udine e le aree circostanti tra il 1971 e il 1989. Si ritiene che l’assassino abbia ucciso almeno 13 donne, la maggior parte delle quali erano prostitute. Le vittime venivano trovate brutalmente assassinate, spesso con ferite da arma da taglio.
Le donne uccise erano generalmente tra i 19 e i 60 anni, e molte di loro erano emarginate o vivevano in situazioni di difficoltà economica, come nel caso delle prostitute. Le modalità degli omicidi indicavano un’escalation di violenza: le vittime venivano prima colpite o strangolate, poi accoltellate. I loro corpi venivano lasciati in luoghi isolati, spesso lungo strade di campagna, dove erano facili da trovare.
Un bel girare la sera in quegli anni, dove tutto sembrava tranquillo ma non lo era. Numeri ben minori genererebbero oggi una vera e propria psicosi di massa soprattutto ed una vera e propria caccia all’untore.
Gli anni ’70 in Italia furono segnati da una complessa rete di violenza politica e criminalità organizzata. Le divisioni ideologiche estremiste, sia di sinistra che di destra, portarono a decine di omicidi, sequestri e attentati, contribuendo a un clima di terrore e instabilità. A questa violenza politica si affiancava un’espansione senza precedenti della criminalità organizzata, soprattutto in Sicilia e Campania. Questi gruppi e individui, agendo per motivi ideologici, politici o criminali, hanno lasciato un’eredità storica dolorosa e complessa, che continua a influenzare la politica e la società italiana fino ai giorni nostri.
La percezione di insicurezza legata all’immigrazione è spesso influenzata dai media e dalla politica. Fatti di cronaca che coinvolgono immigrati tendono a ricevere maggiore copertura mediatica, contribuendo a creare una visione distorta della realtà. Questo fenomeno è noto come “effetto amplificazione”, che genera la percezione che il rischio di essere vittime di crimini sia molto più alto di quanto non lo sia effettivamente. Secondo un rapporto dell’Istat, la percezione di insicurezza è spesso sproporzionata rispetto ai dati reali: il tasso di omicidi in Italia è tra i più bassi d’Europa, e molti reati sono commessi da persone della stessa nazionalità della vittima(Redattore Sociale).
Ad esempio, gli stranieri in Italia rappresentano circa il 22,4% delle vittime di omicidio, ma nella maggior parte dei casi sono uccisi da altri stranieri. Allo stesso modo, il 93,9% delle donne italiane vittime di omicidio è ucciso da un uomo italiano, non da uno straniero(Affaritaliani.it)(Redattore Sociale). Questi dati mostrano chiaramente come la criminalità sia spesso legata a dinamiche interne al gruppo sociale, piuttosto che all’immigrazione in sé.
Il film The Experiment offre un esempio interessante per spiegare come la gestione inadeguata di situazioni di potere e autorità possa portare a dinamiche disfunzionali e violente. Sebbene il film non tratti direttamente l’immigrazione, può essere usato come metafora per le situazioni in cui la mancanza di una gestione efficace (come nelle politiche migratorie) possa far degenerare un contesto sociale, generando paure infondate e tensioni. L’effetto psicologico dell’esposizione a situazioni di emergenza o tensione può portare le persone a generalizzare i pericoli e a percepire una maggiore minaccia di quanto non esista realmente.
I dati reali, tuttavia, dimostrano che in Italia l’immigrazione non ha portato a un aumento significativo della criminalità violenta, sebbene la mala gestione di alcuni aspetti, come l’integrazione e il supporto sociale, possa contribuire a fenomeni marginali di delinquenza. Il tasso di criminalità complessiva in Italia è rimasto relativamente stabile nel corso degli ultimi anni, nonostante i flussi migratori, e i crimini gravi come gli omicidi sono diminuiti drasticamente dagli anni ’90(Affaritaliani.it)(Istat).
In conclusione, la percezione che l’immigrazione sia direttamente collegata a un aumento della criminalità è spesso distorta e non supportata dai dati. La chiave per affrontare le sfide dell’immigrazione risiede in una gestione equilibrata e nelle politiche di integrazione sociale, piuttosto che in una criminalizzazione generalizzata dei migranti.
Anche no, se sei una donna devi avere paura di tuo marito, su 126 omicidi nel 2022 bel 106 ovvero quasi il 90% erano femminicidi ovvero donne ammazzate da Mariti o Fidanzati. Agli uomini va un poco meglio anche se gli omicidi in famiglia non non in assoluto pochi, negli ultimi 30 anni, l’Italia ha registrato un calo significativo degli omicidi, con tassi che oggi sono tra i più bassi in Europa. Negli anni ’90, il tasso di omicidi era di circa 3,4 ogni 100.000 abitanti, mentre nel 2021 è sceso a 0,51 per 100.000 abitanti. Anche se nel 2022 si è registrato un aumento del 6,2%, con 322 omicidi, il livello rimane inferiore rispetto ad altri paesi dell’Unione Europea(Istat)(Affaritaliani.it).
Tipologie principali di omicidi:
Nel complesso, sebbene gli omicidi siano diminuiti, i delitti in ambito familiare sono in aumento, con una preoccupante crescita dei femminicidi e delle violenze di genere.
Appassionato di lettura di testi storici, in particolare di storia moderna, lettore accanito di notizie, quotidiani. Attento alla citazione di fonti attendibili, nemico di Fakenews e Analfabetismo Funzionale.
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